Alessio Costanzi, dalle note del fagotto al record imolese nel disco. L’INTERVISTA

Protagonista di questi giorni è senza dubbio Alessio Costanzi, il classe ’91 che nel disco alla Finale nazionale del Campionato invernale di lanci ha disintegrato il record imolese di 48.48 metri (da lui stesso detenuto) lanciando il suo attrezzo a 49.67. «Ufficialmente è questa la misura – ha confermato l’atleta umbro di Spoleto – anche se la Fidal ha trascritto erroneamente un mio lancio, trasformandolo da 49.69 a a 45.69. Peccato anche se il nuovo personale è due centimetri sotto».

Felice per questo primato?

«Sono molto contento. Insieme al mio allenatore, da settembre, abbiamo trovato un modo per allenarci cinque volte a settimane che potessero integrarsi con i miei impegni. Anche durante la settimana prima di Lucca, prima di andare in pedana al pomeriggio, la mattina ero a scuola.  In gara, comunque, su sei lanci ho fatto tre volte il personale».

Misura che dall’inizio dell’anno hai avvicinato in più di un’occasione.

«Ad Ostia feci 48.34, mentre a San Benedetto del Tronto 48.47, un centimetro in meno del vecchio record».

Obiettivo 50 metri adesso?

«Sicuramente, e spero di raggiungerlo nelle prossime gare. Nel 2019 punto ai Campionati di Società ed ai Campionati italiani Assoluti di Bressanone. A luglio, in pratica finirà la mia stagione e dopo farò qualche meeting».

Da inizio 2018 sei a Imola. Come ti trovi all’Atletica Sacmi Avis?

«Molto bene, perché sono tutti cordiali e gentili. Da Juniores fino all’ultimo anno Promesse ero tesserato per la Riccardi Milano e l’Atletica Imola non ha nulla da invidiare a loro, anche perché è una società che sta crescendo e fatta di brave persone. Qui ci sono arrivato dall’Atletica Capanne di Perugia con cui: il presidente mi disse che non avrebbe più fatto la squadra assoluta e che mi avrebbe ceduto ad un’altra società. Così a Imola siamo finiti sia io che il velocista Alex Pagnini».

Un discobolo con la passione per la musica. Quando è nata?

«Suono il fagotto da 18 anni: prima alla scuola di musica a Spoleto, poi al conservatorio a Terni, prima di prendere la laurea triennale, mentre la biennale l’ho presa a Cesena. Adesso, invece, vado in giro a suonare quando mi chiamano, oltre a suonare con il teatro lirico di Spoleto. In più, ogni tanto,  insegno educazione musicale alle scuole medie».

Fagotto  e disco hanno punti in comune?

«Il discobolo Federico Apolloni dell’Areonautica Militare mi consigliò, vista la mia passione, di fare un lancio musicale, ovvero dandogli ritmo. Non so se ci sono analogie tra i due «strumenti», ma quando un pezzo musicale, ad  esempio, è difficile vado a studiare tutti i minimi particolari e, anche nel disco, cerco di migliorarmi in ogni piccolo dettaglio che non mi riesce bene. Atleti che suonano come me? Alcuni ce ne sono: Ivan Mach di Palmstein è laureato in contrabbasso, mentre mio fratello in oboe. Quindi non è poi così strano come magari qualcuno può pensare».

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